Crollo del ponte sul Magra, la FenealUil Toscana: “Aprire subito un’unità di crisi sulle infrastrutture regionali”

Colangelo: “Finita l’emergenza sanitaria dobbiamo mettere in campo un piano di investimenti che solo in Toscana potrebbe portare in 5 anni 20.000 posti di lavoro. Non possiamo perdere altro tempo”

Il 15 novembre 2019, a distanza di otto mesi dallo sciopero generale, i lavoratori edili sono scesi in 100 piazze al grido “NOI NON CI FERMIAMO”. Oggi dopo il crollo del Ponte di Albiano, ritorna di attualità questo grido, solo per una semplice casualità dovute alle restrizioni per il Covid-19 che non si piangono vittime. Ponte Morandi-Ponte Albiano, cosa li accomuna? La stessa proprietà: ANAS. Come per il Ponte Morandi, le segnalazioni sono state fatte dai singoli cittadini e dalle autorità locali, unica risposta: il ponte Albiano è in sicurezza.

La FenealUil Toscana chiede il rilancio delle infrastrutture, la riqualificazione e la messa in sicurezza del territorio. Chiederemo ai prefetti un confronto costruttivo, si vuole capire i tempi e le modalità con cui si vuole intervenire per la ricostruzione del ponte, si chiede le responsabilità, visto che dopo il crollo del Ponte Morandi, l’ANAS ha svolto tutti i sopralluoghi con suoi tecnici per uno studio approfondito delle infrastrutture in Italia. Chiediamo al paese infrastrutture moderne, edifici e territori riqualificati, mettendoli in sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico, chiediamo alla Regione Toscana di aprire una unità di crisi sulle infrastrutture regionali e l’impegno di chiedere risposte certe e veloci sulla ricostruzione da parte di Anas del ponte crollato. Basta con tragedie che spesso, troppo spesso, potrebbero essere evitate con la sorveglianza e la manutenzione.

L’unica strada che il Governo potrà percorrere non appena l’emergenza sanitaria sarà rientrata è quella degli investimenti pubblici e privati in edilizia. Occorre un grande piano strategico del settore che sblocchi tutte quelle opere ferme da anni, a partire dalle infrastrutture. Solo in Toscana, per esempio, un piano mirato sulle infrastrutture creerebbe in 5 anni circa 20.000 posti di lavoro senza considerare l’indotto. Certo non basta: serve anche un deciso intervento di manutenzione, riqualificazione, messa in sicurezza del territorio, a partire dagli ospedali (gli eventi di queste settimane sono lì a dimostrarci quanto sia necessario dotarsi di strutture ospedaliere sicure, efficienti e qualificate). Non possiamo perdere altro tempo prezioso, servono risposte.

La FenealUil ha sempre sostenuto con convinzione che far ripartire il Paese coincida con rimettere in moto il settore edile, il comparto con il maggiore effetto moltiplicatore di investimenti e occupazione, un settore strategico per l’economia della regione e del Paese tutto, un settore che non si è mai ripreso completamente dalla crisi del 2008 (durante la quale in 10 anni sono stati persi solo in Toscana circa 27 mila posti di lavoro). Questa è un’occasione che non possiamo sprecare. Solo partendo da una seria politica industriale che nel nostro Pese è assente ormai da quasi 20 anni, potremo ripartire dopo la fine della pandemia e trasformare la tragedia che ci ha colpito in un’occasione per creare modelli di sviluppo concreti fondati sul lavoro, ed uscirne più forti di prima.

Roberto Colangelo,
Segretario Generale FenealUil Toscana

Firenze, 9 aprile 2020

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